DOUBLE CASE

Art Lab # 2 invites Fama Fame to London

February 2015

WINDOW SPACE, ASC ARTIST STUDIO BUILDING, LONDON

Curated by Roberto De Luca, Ermanno Cristini, Olivia Notaro

Double case, 2015 , stickers, 20x25

DOUBLE CASE

Roberto De Luca: “Mi porti Fama/Fame a Londra?”
Olivia Notaro: “Sì, certo.”

E si incomincia a imballare: put in a case. Olivia ha una valigia, suitcase, e la aspetta una vetrina, showcase. Una parola, case, è il filo conduttore.
Ma case è una parola riverberante dai significati molteplici, quasi inafferrabili. Leggo da un dizionario: “contenitore, caso, avvenimento, questione, fatto, motivo, argomento, problema, tipo strano,” ecc.
Una condizione che sarebbe sicuramente piaciuta a M.D., il quale aveva ampiamente avuto a che fare sia con valigie che con vetrine, rincorrendo i riverberi dei loro significati in una fuga infinita di senso. Ma non sta forse proprio qui lo specifico dell’arte?

In questa occasione case intreccia due progetti o li argomenta per farli avvenire. L’uno, Fama/Fame , si nutre di opposti, quella tensione dialettica che attraversa l’autorialità tra necessità di sopravvivenza e sogni di gloria. L’altro, Art Lab, sviluppa pratiche di negoziazione dove l’autorialità si stempera rizomaticamente in una partecipazione collettiva al fare. Una quarantina di artisti si trovano ad essere compagni di viaggio in un’avventura che li mescola all’insegna del case, inteso come chance, fortuity, perché il tracciato assuma la disponibilità alla scoperta che contraddistingue il viandare, nel senso del Wanderer.

“E io cosa c’entro in tutto ciò?”
Ho scritto un testo e invitato un artista in aggiunta, Filippo Falaguasta, il cui lavoro sembra contenere tutti i riverberi della parola case, e dunque il senso dei due progetti. Negli anni Filippo salda il suo lavoro di artista allo svolgimento in tempi diversi delle professioni più disparate, dal muratore al cuoco all’amico intimo, per sopravvivere ma anche per farsi fotografare, come una sorta di Fregoli impegnato a calpestare il palcoscenico dell’arte. Sempre pronto a rifare la sua valigia di abiti di scena per la prossima vetrina. A case, un vero tipo strano.

Ermanno Cristini

DOUBLE CASE

Roberto De Luca: ‘Will you bring Fame / Fame to London for me?’
Olivia Notaro: ‘Yes, of course.’

And we begin to pack: to put in a case. Olivia has a suitcase and a showcase is waiting for her.
A word, case, is the common thread.
But case is a word which has multiple, nearly cryptic meanings. I am reading from a dictionary: ‘box, chance, event, issue, fact, reason, question, problem, funny chap,’ etc.
M. D. would have definitely liked this condition, M.D. who fully dealt with both suitcases and windows, running after the reverberations of its meanings. But is it not precisely here the specific of art?

On this occasion the word ‘case’ intertwines two projects or better discusses them to make them happen. The first one, ‘Fame / Fame’, feeds on opposites, on the dialectical tension between survival needs and dreams of glory that the authorship has to go through. The other one, ‘Art Lab’, develops trading practices where authorship rhizomatically dissolves into a collective doing. Around thirty artists are as travel companions within an adventure marked by the ‘case’, seen as chance, fortuity, in order to make the way available for discovery, which is typical of travelling, in the German sense of ‘wandern’.

“And what do I have to do with all that?”
I wrote a text and invited an artist more, Filippo Falaguasta, whose work seems to include all the reverberations of the word ‘case’ and therefore the sense of the two projects too. Over the years Filippo has been performing different jobs (from bricklayer to cook or intimate friend) in order to survive but also in order to be photographed, as a kind of Fregoli who undertakes to step on the stage of art. Always ready to remake his costumes’ suitcase for the next showcase. A case, a really funny chap.

Ermanno Cristini